
Quella mattina il bignè non aveva niente da fare, così uscì dalla pasticceria e fece quattro salti in strada. Dalla terra piovevano nuvole di aghi, e lui si sentì alquanto irritato, per non dire infastidito. Rientrò svelto con le sembianze di un puntaspilli, sanguinando crema pasticcera per tutto il pavimento in cotto, ma non prosciutto. Poco distante, i vitelli stavano giocando alla cavallina, ma alla cavallina non piaceva per nulla e manifestava il suo disappunto scalciando e dimenandosi. Forse fu questo a scatenare la tempesta di coriandoli che invase il circondario e lasciò gli elfi e gli orchi esterrefatti e sbigottiti da una tale, maestosa, manifestazione di divertimento non richiesto. Il carnevale si svegliò di colpo e si chiese: "Chi si permette di spargere coriandoli in mia vece?", e preso da un moto di rabbia, prese la moto con rabbia e corse al paese vicino, depredando i negozi di tutti i costumi urlando ai 4 venti:"Quest'anno niente carnevale!".
Per ripicca i 4 venti soffiarono così forte che i coriandoli depositati al suolo si sollevarono in un turbine e accecarono il carnevale che strillò:"Non vale!". Allora lo presero a bisteccate in faccia e lui ammise:"Ok, la carne...vale". I vitelli infastiditi dalla fuga della cavallina, attesero invano il suo ritorno leggendo Pascoli nei pascoli, ma la cavallina storna non tornò perchè incontrò un branco di Leopardi e fece amicizia con Silvia. Muggirono seccati e si trasferirono all'orto del vicino per mangiare il melograno, ma non avevano la pargoletta mano, e quindi il frutto rimase al suo posto, mentre loro ormai stufi, e presto stufati, a fuoco lento, nel pentolone, nel vialetto trovarono il Signor Bianchi che raccoglieva i coriandoli per farsi una tovaglia patchwork usa e getta. Risero con ilarità, ma il peggio doveva ancora venire. Il generale Inverno, annoiato e spietato, preparò un attentato al paesello, prolungando i suoi effetti e facendo esplodere tutti i cubetti di ghiaccio nel raggio di almeno settordici kilometri. Quello a cui andò peggio fu un povero cumulonembo che stava per scaricare grandine, ed esplose in una...nuvola di fumo. A terra piombarono resti di cielo, pesanti come marmo, che colpivano i passanti e anche gli stanti, mentre tra le rovine della volta celeste si intravide Sortolano, un pianeta sconosciuto su cui abitavano intere tribù di treni a vapore instancabili che grazie alla loro attività avevano reso il pianeta invisibile fino ad oggi. Ma non c'era tempo per queste cose! La crema pasticcera del povero bignè trafitto era ormai lungo le strade, i piccoli ranocchi si impiastricciavano le zampette e vagavano senza meta, finchè la geniale intuizione di un bravo golosone le attirò nel suo forno e le trasformò in ottimi dessert ripieni. La rana pasticcera fu la più grande invenzione del secolo, dopo la macchina per riarrotolare i preservativi usati e la gomma da masticare al gusto di maiale fritto. Non che ci fosse molto spazio per la città: i pezzi di cielo caduto stavano marcendo, diventavano scuri ed emanavano un forte odore di ciabatte usate. I poveri abitanti della città non sapevano più che fare finchè uno di loro gridò "Oh cielo" e preso da un moto di orgoglio, pur non avendo la moto, il cielo si riparò da solo rimontandosi tutti i pezzi caduti. Era venuto un po' a macchie scure adesso, ma piaceva molto ai leopardi che avevano un po' di ombra tra i pascoli della savana per riposarsi e leggere il loro poeta preferito, ma avevano gusti un po' di parte. Dalle loro parti passarono quattro o cinque bulloni che stavano facendo una partita a dadi. Uno di loro riconobbe lo zio paterno e cercò di avvinghiarsi a lui in un abbraccio fraterno, ma si avvitò alla sua giugulare e il povero leopardo morì dissanguato abbaiando le note della marsigliese. Il bignè stava intando morendo sul banco della pasticceria, assistito da un paio di cannoli, nonostante una trasfusione di crema chantilly. Venne cremato. Dentro e fuori. Ma nessuno ebbe il coraggio di consumarlo.
Gli spilli che lo avevano uccisi vennero utilizzati per cucire simpatici tappeti dai vitelli rompicazzo che ne avevano già fatte di tutti i colori e meritavano questa ignobile fine. Ora sì che la cavallina decise di tornare. Venne accolta con tutti gli onori del caso e nominata presidente del governo. Loro sì che son fortunati, mica noi...Intanto Carnevale si stava mangiando una grossa porzione di lardo con zampini di gatta, che le gatte avevano lasciato andando al lardo. Era un trucco che funzionava sempre, ma molto meno da quando non c'erano più le mezze stagioni. Infatti anche "Sogno di una notte di mezza estate" era diventato "Sogno di una notte d'estate". Tutto questo però sarebbe stato inutile se un vitello malato di priapismo non avesse ingravidato tutte le micine del circondario continuando a fornire materiale per gli zampini di gatta per generazioni e generazioni. Nacquero infatti migliaia di micelli. Che andarono al macello. Ma che bello. Poi il vitello divenne manzo, e lesse la storia della colonnata infame, che diede i natali e le pasque a generazioni di consumatori di prelibato lardo, condannando a mutilazioni certe queste povere gatte. Te sta dentro che qua fuori è un brutto mondo.
Ho mangiato pesante oggi...burp...

