lunedì 16 luglio 2007

La rovina legalizzata dei paradisi




Tuerreda e Chia sono due delle spiagge più incantevoli della Sardegna, d'Europa, forse del mondo. Paradisi selvaggi con acque cristalline e spiagge bianche e morbide, circondati da una natura che si tuffa a picco sul mare e riparate da alte dune di sabbia che le fanno assomigliare ad esotici deserti che si affacciano sul mare. Sembrano posti da Oceano Indiano, e invece sono qui, a due passi da noi. Così almeno si presentavano una decina di anni fa, a chi le scopriva. Oggi, di fronte al turismo crescente, di fronte a sempre più persone che decidono di rilassarsi godendo di questi paradisi, le amministrazioni comunali che hanno la fortuna di trovarsele sul territorio hanno pensato bene che la cosa migliore da fare, la priorità, era guadagnare il più possibile.


Una volta a Tuerredda (seconda foto) si parcheggiava lungo la strada, in alto, poi a piedi si scendeva fino al mare e si stava in spiaggia circondati solo dalla natura e da altre persone. C'era giusto un chioschetto sulla spiaggia che vendeva le bibite e qualche panino, e detro la spiaggia una bella radura tra le piante dove le famiglie si rilassavano con in bambini nelle ore più calde della giornata, all'ombra. Oggi lungo la strada non si può più parcheggiare: il sentiero da cui si scendeva a piedi è diventato una piccola mulattiera da discendere in auto (e non si può fare diversamente, visto che lungo la strada le multe fioccano) e la radura-relax è diventata un bel parcheggio a pagamento (10 euro al giorno!!!) dove si è obbligati a mettere le macchine. Al posto del chioschetto sulla spiaggia c'è una costruzione con ristorante self-service, e sul litorale spuntano le prime strutture attrezzate, con sdrai, ombrelloni, lettini, bar, come una spiaggia della versilia. Una tristezza infinita è l'unico sentimento che ti sale quando vedi come si sta riducendo questo paradiso.


A Chia (prima foto)è la stessa cosa: vietato parcheggiare nelle mulattiere prima della spiaggia. Bene, benissimo, è giusto regolamentare per evitare la sosta selvaggia. Però l'unco parcheggio consentito è, guarda un po', a pagamento, benchè esista una legge precisa che prevede che per ogni tot posti a pagamento ne deve esistere una quantità predefinita gratuita in un raggio contenuto. Arrivando alla spiaggia, anche qui si vedono le passerelle di plastica, le strutture attrezzate, e il rumore dei generatori di corrente che servono per i frigoriferi dei bar e cose simili.


Del paradiso che era Chia, resta il ricordo, e solo quello.


Io credo che non sempre si possa avere tutto: la Romagna e la Toscana, a fronte di un paesaggio molto più standard, offrono il massimo del servizio e della comodità, con alberghi sul lungomare e stabilimenti balneari. Chi sceglie la Sardegna, e specialmente il sud della Sardegna, non la sceglie per questo, ma per l'incanto di una natura così varia e incontaminata. Chi vuole certi servizi non è obbligato a venire in Sardegna. Io non vado a Rimini chiedendo che mi sparino la neve sul lungomare perchè mi piace sciare: scelgo. Scelgo tra le opzioni disponibili: adoro la Toscana e la comodità di quel tipo di vacanza, e l'ho scelta spesso. Così come adoro camminare sui sentieri della Sardegna con asciugamani e ombrelloncino sotto il sole per starmene in quei posti da mattina a sera senza un filo d'ombra, e quello che mi manca è compensato dalle sensazioni che il posto mi regala. Non pretendo di trovare la Sardegna a Marina di Carrara. E non pretendo di trovare il Bagno Sandro e l'Hotel Margherita sul lungomare a Cala cipolla.


Invece purtroppo c'è chi vuole vedere la meraviglia della Sardegna e pretende di essere nel salotto di casa, e per soldi il Comune acconsente e intasca. E così la meraviglia della Sardegna è sempre meno meravigliosa.

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