
La morte di Antonio Puerta ha scosso un po' tutti, me compreso. Un ragazzo di 23 anni, apparentemente sano, controllato da uno staff medico di prim'ordine, che si accascia su un campo di calcio, si riprende, esce con le sue gambe dal terreno di gioco, e poi muore, lasciando una giovane moglie con un figlio un arrivo, non lascia indifferenti. C'è il dispiacere per un ragazzo che aveva una vita intera davanti, probabilmente una vita non comune. Dispiacere acuito da una morte in diretta tv, vista con i nostri occhi, che sicuramente fa più effetto di una morte raccontata.
Il Siviglia non ha giocato la sera della morte, con i compagni giustamente scossi.
Ma adesso, a mio avviso, si esagera. Si invoca da più parti di fermarsi ancora, di non giocare la Supercoppa europea. Il giocatore ha ricevuto la più alta onorificenza statale. Con quali meriti? La sua vita valeva così tanto rispetto a quella delle persone comuni? La morte di un calciatore è così grave rispetto a quella di un muratore che precipita da un'impalcatura?
Martedì si è fermato il calcio, in segno di rispetto. Si sono svolti i funerali.
Ora andiamo avanti, come sempre, come si va avanti ogni giorno nonostante muoiano migliaia di persone nei modi più disparati.
Oppure fermiamoci ogn volta che succede una VERA tragedia, e diamo medaglie ed onori ai veri martiri, non a quelli creati solo per fare bella figura.
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