martedì 4 novembre 2008

La partecipazione



La peggior sensazione tra le varie sfaccettature della tristezza è il sapere esattamente perchè sei triste, e sapere con la stessa sicurezza che proprio per quello non c'è niente che ti rallegri l'anima.
Chi ha parole migliori delle mie, un giorno disse "Non sarebbe nemmeno strano dichiararsi contenti, col cervello che rotola in mezzo agli astanti". E' così che mi sento, perchè ci sono euforie momentanee e del tutto inspiegabili che si manifestano all'improvviso, ma in quei momenti il cervello si sconnette dal resto del corpo: è una specie di sbronza sobria che così come era apparsa, d'improvviso svanisce e ti resta la cagna delle bsonte, quelle vere.
E' un velo grigio che copre il sole, e tu sai che di là c'è il sole, ma il grigio non lo puoi soffiare via, ci vorrebbe un sorriso, non il tuo, e sai che quel sorriso non arriverà.
Anche i pensieri si fanno confusi, e diventa così difficile spiegarsi, perchè non sai nemmeno essere esauriente con te stesso. Capirsi sarebbe un passo avanti non da poco.
Cerchi la folla, perchè la folla crea confusione, delirio. E nel delirio il cervello si perde: lavora, sì, ma sotto pressione, senza la lucida razionalità che analizza ogni tuo singolo pensiero e trasmette al cuore in automatico la corrispondente sensazione. Nella folla il cervello perde l'orientamento, la bussola non c'è, il cuore va per i fatti suoi, e senza quello stronzo di cervello che gli impedisce di volare, che gli mette un mattone in tasca per tenerlo giù, ohibò...vuoi vedere che una volta tanto non solo sorrido, ma pure rido?
E questo delirio che ho impresso? Cui prodest? Bah, c'est la vie...the show must go on. Hasta manana...

Nessun commento: